giovedì 2 luglio 2009

Viareggio: "Non dimenticheremo mai"

Il Giornale.it

dal nostro inviato a Viareggio

Verde bianco rosso. E nero. Oggi sono questi i colori di Viareggio. Davanti a ogni esercizio commerciale, nel silenzio della città ammutolita, c'è qualcuno che annoda un tricolore listato a lutto. La città, il giorno dopo la tragedia, è semideserta. La zona rossa è spettrale. Ci sono solo carabinieri e poliziotti a presidiare che nessuno cerchi di tornare alla proprie abitazioni.

Il primo giorno per i mille sfollati è servito a calmare la rabbia e ad addomesticare la paura. In poco tempo il comune ha censito tutti i viareggini rimasti senza casa e li ha sistemati in alberghi e istituti comunali. "Abbiamo predisposto più di mille posti letto ma per ora ne sono stati utilizzati solo 100. Tutti gli altri hanno preferito sistemarsi da parenti e amici. C'è stata molta solidarietà, anche da parte di tutti i comuni della Versilia", racconta il sindaco Lombardini.

Patrizia, cinquant'anni e un accento inconfondibilmente versiliese, alloggia al Lambruschini, una scuola elementare adibita a dormitorio per gli sfollati. "Abito proprio davanti ai binari. E' stato orribile, pensavo che ci fosse stato un attentato. Mi sono affacciata alla finestra e ho visto delle gigantesche lingue di fuoco, sembrava l'inferno". Poi i soccorsi e la notte passata vicino al mare, "per paura che ci fossero altre esplosioni". Sono molti gli abitanti della zona che terrorizzati dalle fiamme si sono istintivamente avvicinati al litorale, per fuggire da fumo e fuoco.

Signora, come sta?
"Bene, un po' spaventata. E' stata una notte che dimenticheremo difficilmente."

Quando è arrivata qui al Lombardini?
"Martedì pomeriggio. I funzionari del Comune avevano già stabilito, in base alla zona, dove dormivamo. Sono stati molto gentili e veloci."

Come si trova qui?
"Bene, i volontari della Croce Rossa sono gentilissimi e si prendono cura di noi. Qui abbiamo vitto e alloggio. L'unico difetto è che il bagno non si può chiudere a chiave, ma rimarremo poco."

Le hanno detto quando potrà tornare a casa sua?
"Sembra presto. Oggi a pranzo è venuto a trovarci il sindaco e ha detto che è una questione di pochi giorni, forse di ore. Domani potrebbero già rimandarci a casa."

Dopo quello che è successo ha paura di tornare nella sua abitazione?
Sono rimasta molto impressionata. Ho pensato che fosse esplosa una bomba, sentivo boati provenire da ogni direzione e ora ho molta paura. Una cosa del genere potrebbe succedere di nuovo. Se fossero esplose tutte le tredici cisterne Viareggio sarebbe stata cancellata dalla cartina geografica. Ogni volta che passerà un treno avrò paura. Non sarà facile."

"Viareggio, l'inferno di fuoco"
di Francesco Maria Del Vigo
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mercoledì 1 luglio 2009

Viaggio nell'inferno di Viareggio: "Un boato poi il cielo si è illuminato a giorno"

Il Giornale.it

dal nostro inviato a Viareggio

Mancano quindici minuti alla mezzanotte quando un’esplosione squarcia il cielo di Viareggio. Esplode un treno carico di gpl, il gas liquido a contatto con l’aria si volatilizza e si propaga in un attimo. Basta una scintilla, forse la candela di uno scooter che stava partendo, e l’aria si infiamma (scarica il file audio). Un’apocalisse. “Una bomba, abbiamo subito pensato a un attentato alla stazione”, racconta ancora sconvolta una signora. Il volto tirato in una maschera di disperazione per la paura. Nel primo pomeriggio la cittadina lucchese è ancora sotto chock. Un paesaggio postbellico. Il centro è circoscritto dalle transenne, poliziotti e vigili presidiano ogni angolo, tutte le serrande dei negozi attorno alla stazione sono abbassate. “Non abbiamo energia elettrica - dice la barista di uno dei pochi esercizi aperti - possiamo solo dare bevande ma ormai sono calde anche quelle ”. E poi un’aria spessa, ancora pesante di plastica bruciata e paura. “Io ero a casa, stavo guardando la televisione, c’era Abatantuono. Ho sentito un boato impressionante e ho visto il cielo illuminato a giorno. Le finestre sono esplose, i fiori sul davanzale hanno preso fuoco. Non sapevamo cosa fare. Se buttarci dal balcone o scendere dalle scale ” e il racconto viene interrotto dalle lacrime e dalla paura di non tornare, per chissà quanto, nella propria abitazione.

Poi l’arrivo dei soccorsi. “Sono arrivati subito, anche se quegli attimi erano infiniti ” dice un ragazzo. Macchine divelte, alberi sradicati e palazzine crollate. Per vedere l’inimmaginabile bisogna salire sul “cavalcavia vecchio”, una sopraelevata che passa sopra i binari poco prima che arrivino alla stazione ferroviaria. “Sono crollate cinque palazzine - racconta un volontario della protezione civile -, io ero a casa mi ha svegliato mia moglie e sono subito corso qui. Uno spettacolo orribile, la gente scappava terrorizzata, piangeva, non sapeva cosa fare. Non si respirava per l’odore di gas e di bruciato. Un incubo”.

Dal ponte si vedono file di automobili divelte dall’esplosione, alberi sradicati e proiettati a decine di metri e poi i palazzi crollati, sotto i quali si continua a cercare. A pochi passi, come se fossero i set di due film diversi, va in scena un’altra Viareggio, la solita Viareggio. Tutto prosegue come nella normale giornata di una cittadina balneare. I turisti affollano le spiagge e bevono cocktail sul lungomare. Un volontario: “Mai vista una cosa del genere. Sono sconvolto” “Ci hanno chiamato - racconta Luca, un volontario 23enne della misericordia di Viareggio -, dicendo di partire immediatamente perché era successa una tragedia, ma non potevo immaginare quello che mi sarei trovato davanti agli occhi”. Uno scenario devastante, “sembrava di essere a Pompei” commentano i volontari. Tutti bloccati nell’azione che stavano facendo: lavorare, guardare la tv o passare di lì per caso, proprio in quel momento. “Appena arrivati abbiamo soccorso una donna incinta che era stata sbalzata da un motorino, aveva ustioni sul settanta per cento del corpo. Il marito invece è morto, carbonizzato”.

Un’esplosione che si è spostata come un’onda di fuoco nell’aria, polverizzando tutto quello che incontrava. “ Abbiamo sentito un rumore fortissimo e poi tante altre esplosioni più piccole. Forse erano le auto che saltavano in aria - racconta un anziano signore che abita a 500 metri dai binari - e poi mi sono affacciato alla finestra e ho visto delle fiamme molto alte, più dei palazzi, saranno state 50 metri ”. E ora? “ Ora siamo tutti fuori casa, sembra che ci mandino a dormire negli alberghi ma aspettiamo che arrivi Berlusconi ”. E alle 16.30 arriva il premier, accolto dal capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, arrivato in mattinata, e dal ministro dei Trasporti Altero Matteoli.

“Nel prossimo consiglio dei Ministri inseriremo lo stato d’emergenza per Viareggio e stanzieremo il denaro necessario ” dice il presidente del Consiglio durante la conferenza stampa. Fuori dal comune la folla si divide, qualcuno fischia, altri scandisono il nome del premier e applaudono, molti cercano di riportare i concittadini al silenzio. Lentamente la città torna alla calma mentre volontari, pompieri e forze dell’ordine continuano a lavorare fra le macerie e sotto una lieve pioggia. Gli sfollati dormono negli hotel dove di solito alloggiano i balneanti, lontano dalla stazione.

"Tricolore issato a lutto: Viareggio piange le sue vittime"
dell'inviato Francesco Maria Del Vigo
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