venerdì 19 dicembre 2008

Cattivi maestri su Facebook, ma non c'è reato


Milano - E' polemica. Su Facebook sono tutti amici. E' quasi una questione di educazione stringere, e quindi accettare, amicizia. Basta un colpo di mouse. Ma l'amico dell'amico non sempre è un amico e il cattivo gusto, in alcuni casi, supera la fantasia. E, soprattutto, se si parla di Totò Riina e Bernardo Provenzano, non si tratta di amicizie qualsiasi. Così sulle candide pagine del social network più popolare del mondo è sbarcata anche Cosa Nostra. Così pare. E a sostenere che dietro i "gruppi" dedicati ai boss non ci sia solo qualche "buontempone" è stato il procuratore antimafia Pietro Grasso.

Riina divo e Provenzano santo
Seimiladucentoventitrè. Sono le persone che con un click hanno aderito al gruppo "Totò Riina il vero capo dei capi", mettendoci nome e faccia. Tutti estimatori del capo di Cosa Nostra? Non è detto. Quel che è certo è che quel volto, buttato lì, nella rete, come quello di un divo pronto per essere inchiodato nella cameretta di un adolescente, lascia perplessi. E non è l'unico. Come tutti i vip Riina ha anche un fan club che conta 317 iscritti e uno spazio che ne sponsorizza la scarcerazione (413 adepti). Al secondo posto nella hit parade dei boss mafiosi Bernardo Provenzano che, oltre a raccogliere 259 amici, punta ancora più in alto. Duecentosessantanove iscritti, infatti, caldeggiano la sua beatificazione (qui trovate l'eresia, recita la pagina). Fermo al terzo gradino del podio, invece, il leader della camorra Raffaele Cutolo, inchiodato a quota 175.

Criminali come vip Ma Riina non è l'unico "criminale" che ha trovato nel mondo virtuale l'amicizia che non gli è stata riservata nella vita di tutti i giorni. Internet concede ospitalità a tutti. Pazzi compresi. Basta slegare l'immaginazione, quella con cui si fabbricano gli incubi, e tutto diventa possibile. Appena quattrocento persone hanno aderito al gruppo "I love Stalin", ma più duemila sono fan dei suoi inimitabili baffi. Duecento tengono alta la memoria di Pietro Pacciani dedicandogli un fan club, quasi fosse un attore hollwoodiano. E ce n'è per tutti, pezzi grossi della storia contemporanea e fantasmi della cronaca nera. Sempre al limite fra il serio e il faceto.

Stalin, Hitler, Rosa e Olindo Infilando nel motore di ricerca del social network i responsabili di omicidi e stragi degli ultimi anni, si rimesta nel cattivo gusto. Digiti "Rosa e Olindo" e ti compare un gruppo gigantesco che raccoglie più di ventimila iscritti. Una città di provincia. Denunciano l'assurda strage di Erba? Non proprio, il nome del club è "Se i vicini fan schiamazzi chiama Olindo e Rosa Bazzi". Al peggio non c'è fine. Basta insistere e si scopre che le Brigate Rosse hanno quasi trecento amici.

Polizia postale: "Vigiliamo ma non c'è reato" Cattivo gusto e niente di più. Almeno dal punto di vista legale. Secondo quanto si apprende da fonti investigative, i reati d'opinione perseguibili in Italia, commessi anche attraverso Internet, sono quelli legati alla legge Mancino, che condanna l'apologia del fascismo e le discriminazioni razziali. E non è questo il caso dei gruppi in favore della mafia. Gli investigatori stanno comunque monitorando questi gruppi per vedere se siano ravvisabili tipologie di reato diverse. In ogni caso per rimuovere le pagine dal social network sarebbe necessario agire tramite rogatoria internazionale: il server su cui "gira" Facebook è a Palo Alto, in California e dunque l'Italia non può intervenire direttamente.

Vizzini: "Spazio per potenziali mafiosi" Il mondo politico rimane sbigottito e spaventato davanti a questi fenomeni. "Migliaia di iscritti per dichiararsi amico di Totò Riina, decine di Provenzano fan club e 152 iscritti al gruppo Provenzano Santo subito, tolta una piccola minoranza di macabri burloni non possono che rappresentare potenziali mafiosi". Lo ha dichiarato il senatore Carlo Vizzini, Presidente della commissione Affari costituzionali e componente della commissione Antimafia. "In ogni caso si tratta di soggetti - aggiunge - che appartengo a quella che normalmente viene definita un'area grigia pronta a sostenere i boss e Cosa nostra". "È assolutamente vero - ha proseguito - che allo stato non vi è notizia di reato ma prima di chiedere la chiusura di tutte queste pagine del social network Facebook meglio sarebbe acquisire tutta la documentazione possibile prima che il fenomeno venga cancellato e ridiventi sommerso. Ci confortano i 230 mila iscritti al Falcone fan club".

Rita Borsellino: "Restare su Fb per vigilare" "Lo strumento di Facebook è uno strumento utile e importante, oltre che moderno. Era prevedibile che qualcuno cercasse di approfittarne per altri scopi e usasse questo mezzo a suo uso e consumo". Lo ha detto Rita Borsellino, a proposito della polemica sollevata sulla presenza di gruppi all'interno del social network a sostegno di Totò Riina e altri boss mafiosi. "Verrebbe la tentazione di dire mi tiro fuori dal social network (Rita Borsellino è presente su Facebook da alcuni mesi), - ha aggiunto9 la sorella del magistrato - invece non è così, anzi bisogna occuparlo per fare in modo che chi ha cattive intenzioni non trovi spazio e sia costretto a confrontarsi con chi invece ne fa un uso corretto"

Sgarbi: "Oscurare Facebook" Spara ad alzo zero il sindaco di Salemi. Vittorio Sgarbi ha chiesto ad Oliviero Toscani, assessore alla Creatività nel Comune di Salemi, di cui Sgarbi è sindaco, e titolare del marchio "M.a.f.i.a." di "pretendere legalmente" l'oscuramento del social network Facebook e di tutti i siti internet ove compare la parola mafia. "Invito l'assessore Toscani, che ha provvidenzialmente registrato il marchio M.a.f.i.a., a pretendere legalmente - ha spiegato Sgarbi - l'oscuramento del sito Facebook e di quelli quelli dove compare il nome mafia". "Considerando non tanto la contrapposizione tra mafiosi e antimafiosi virtuali, ma l'evidente strumentalizzazione pubblicitaria di Facebook, ribadisco che l'uso del marchio registrato da Toscani ha come unico obiettivo la lotta alla mafia e la sua mortificazione ed irrisione in chiave paradossale e grottesca, senza accettare schieramenti di fan irrazionali e potenzialmente criminali".

da IlGiornale.it

venerdì 12 dicembre 2008

Se il politico diventa icona pop: cappotti per cani e birre griffate Obama


Parigi - Quando il personaggio pubblico diventa un'icona pop, tutto è possibile. Ne sa qualcosa il presidente eletto degli Stati uniti Barack Obama, divenuto immediatamente brand in tutto il mondo. Non è finito come Carlà in pose discinte sulle sportine d'oltralpe, ma non è detto che gli sia andata meglio.

Cappotti per cani griffati Barack A scaldar quadrupedi parigini. Capita di trovarsi a fare anche questo quando si entra nello Studio Ovale. Un negozio di animali a Parigi ha fiutato l'affare e, sfruttando l'Obamamania, ha messo in vendita collari, cappottini e guinzagli per cani con il none e l'immagine di Barack. Un flop? Neanche per sogno. In un mese di cappottini griffati "Obama" ne sono stati venduti più di cento. Il proprietario del negozio, Franck Woerther, ha detto che l'idea gli è venuta quasi per gioco, durante la campagna elettorale: "Dato il successo dei prodotti, abbiamo creato diverse taglie in diversi colori. Abbiamo venduto tutto in meno di un mese". E ha annunciato: "E' in arrivo la t-shirt dedicata a Obama".

In Kenya si bevono il Senatore
Una mania dilagata anche nel paese natale di Obama, il Kenya, dove il senatore dell'Illinois è divenuto un eroe nazionale. Perchè non sfruttarlo per far soldi? Avrà pensato qualcuno e così il Presidente è diventato anche una birra. La Senator, chiamata direttamente Obama dai bevitori, e distrubuita dall'East African Breweries Limited (EABL).

Obama vende più di Harry Potter L'Obamamania è un vero e propio marketing virale che ha contagiato tutto e tutti. Un brand di successo che non si accontenta di marcare la Casa bianca. Un fenomeno che già durante la campagna elettorale aveva fatto notare i suoi eccessi e che è esploso dopo la notte del 4 novembre. Cravatte, magliette e, ovviamente, libri. Una vera e propria alluvione. "E' il più grosso affare che abbia visto nel nostro settore dai tempi di Harry Potter" ha detto uno dei maggiori epserti del mercato editoriale statunitense, Demot McEvoy, di Publishers Weekly.

Berlusconi ha l'Obama da polso Un orologio da polso blu con stelle bianche ed il volto del presidente eletto degli Stati Uniti, Barack Obama, ritratto nel quadrante. Lo ha mostrato, Silvio Berlusconi, ai cronisti e ai giovani che lo aspettavano alla riunione dei leader del Ppe che precede il Consiglio europeo che si apre oggi. Uno scherzo.
"Non lo indosserò - ha detto il presidente del Consiglio - ma l’ho portato per far fare due risate ai colleghi. Me l’hanno regalato...".

Duemila dollari per un disegnino Una mania da record, come quelli raggiunti per alcune opere d'arte vendute anche per 150 mila dollari a New York, prima fra tutte quella ormai famosa del volto di Obama raffigurato in stile Andy Wharol. Tra gli eccessi anche quello di un deputato dell'Illinois, Waibe Berzon, che lo scorso maggio ha acquistato su Ebay un disegnino autografo del presidente eletto per 2075 euro. Inutile dire che ora la sua quotazione è andata alle stelle.

E ora sbuca anche nel presepe Non poteva non figurare nella più tradizionale delle rappresentazioni natalizie: il presepe. A Napoli è la statuina di Obama è già una delle più ricercate e in Spagna il senatore ha esordito anche fra i caganers. Non solo Re Magi e pastorelli, il tradizionale presepe catalano prevede tra gli immancabili protagonisti una figura troppo indaffarata per essere adorante, ovvero il "caganer": che viene piazzato strategicamente in qualche angolo (di preferenza, dietro un comodo arbusto) onde rappresentare, nel Teatro della Natività, il dissacrante e l’umano.

da IlGiornale.it