venerdì 19 dicembre 2008

Cattivi maestri su Facebook, ma non c'è reato


Milano - E' polemica. Su Facebook sono tutti amici. E' quasi una questione di educazione stringere, e quindi accettare, amicizia. Basta un colpo di mouse. Ma l'amico dell'amico non sempre è un amico e il cattivo gusto, in alcuni casi, supera la fantasia. E, soprattutto, se si parla di Totò Riina e Bernardo Provenzano, non si tratta di amicizie qualsiasi. Così sulle candide pagine del social network più popolare del mondo è sbarcata anche Cosa Nostra. Così pare. E a sostenere che dietro i "gruppi" dedicati ai boss non ci sia solo qualche "buontempone" è stato il procuratore antimafia Pietro Grasso.

Riina divo e Provenzano santo
Seimiladucentoventitrè. Sono le persone che con un click hanno aderito al gruppo "Totò Riina il vero capo dei capi", mettendoci nome e faccia. Tutti estimatori del capo di Cosa Nostra? Non è detto. Quel che è certo è che quel volto, buttato lì, nella rete, come quello di un divo pronto per essere inchiodato nella cameretta di un adolescente, lascia perplessi. E non è l'unico. Come tutti i vip Riina ha anche un fan club che conta 317 iscritti e uno spazio che ne sponsorizza la scarcerazione (413 adepti). Al secondo posto nella hit parade dei boss mafiosi Bernardo Provenzano che, oltre a raccogliere 259 amici, punta ancora più in alto. Duecentosessantanove iscritti, infatti, caldeggiano la sua beatificazione (qui trovate l'eresia, recita la pagina). Fermo al terzo gradino del podio, invece, il leader della camorra Raffaele Cutolo, inchiodato a quota 175.

Criminali come vip Ma Riina non è l'unico "criminale" che ha trovato nel mondo virtuale l'amicizia che non gli è stata riservata nella vita di tutti i giorni. Internet concede ospitalità a tutti. Pazzi compresi. Basta slegare l'immaginazione, quella con cui si fabbricano gli incubi, e tutto diventa possibile. Appena quattrocento persone hanno aderito al gruppo "I love Stalin", ma più duemila sono fan dei suoi inimitabili baffi. Duecento tengono alta la memoria di Pietro Pacciani dedicandogli un fan club, quasi fosse un attore hollwoodiano. E ce n'è per tutti, pezzi grossi della storia contemporanea e fantasmi della cronaca nera. Sempre al limite fra il serio e il faceto.

Stalin, Hitler, Rosa e Olindo Infilando nel motore di ricerca del social network i responsabili di omicidi e stragi degli ultimi anni, si rimesta nel cattivo gusto. Digiti "Rosa e Olindo" e ti compare un gruppo gigantesco che raccoglie più di ventimila iscritti. Una città di provincia. Denunciano l'assurda strage di Erba? Non proprio, il nome del club è "Se i vicini fan schiamazzi chiama Olindo e Rosa Bazzi". Al peggio non c'è fine. Basta insistere e si scopre che le Brigate Rosse hanno quasi trecento amici.

Polizia postale: "Vigiliamo ma non c'è reato" Cattivo gusto e niente di più. Almeno dal punto di vista legale. Secondo quanto si apprende da fonti investigative, i reati d'opinione perseguibili in Italia, commessi anche attraverso Internet, sono quelli legati alla legge Mancino, che condanna l'apologia del fascismo e le discriminazioni razziali. E non è questo il caso dei gruppi in favore della mafia. Gli investigatori stanno comunque monitorando questi gruppi per vedere se siano ravvisabili tipologie di reato diverse. In ogni caso per rimuovere le pagine dal social network sarebbe necessario agire tramite rogatoria internazionale: il server su cui "gira" Facebook è a Palo Alto, in California e dunque l'Italia non può intervenire direttamente.

Vizzini: "Spazio per potenziali mafiosi" Il mondo politico rimane sbigottito e spaventato davanti a questi fenomeni. "Migliaia di iscritti per dichiararsi amico di Totò Riina, decine di Provenzano fan club e 152 iscritti al gruppo Provenzano Santo subito, tolta una piccola minoranza di macabri burloni non possono che rappresentare potenziali mafiosi". Lo ha dichiarato il senatore Carlo Vizzini, Presidente della commissione Affari costituzionali e componente della commissione Antimafia. "In ogni caso si tratta di soggetti - aggiunge - che appartengo a quella che normalmente viene definita un'area grigia pronta a sostenere i boss e Cosa nostra". "È assolutamente vero - ha proseguito - che allo stato non vi è notizia di reato ma prima di chiedere la chiusura di tutte queste pagine del social network Facebook meglio sarebbe acquisire tutta la documentazione possibile prima che il fenomeno venga cancellato e ridiventi sommerso. Ci confortano i 230 mila iscritti al Falcone fan club".

Rita Borsellino: "Restare su Fb per vigilare" "Lo strumento di Facebook è uno strumento utile e importante, oltre che moderno. Era prevedibile che qualcuno cercasse di approfittarne per altri scopi e usasse questo mezzo a suo uso e consumo". Lo ha detto Rita Borsellino, a proposito della polemica sollevata sulla presenza di gruppi all'interno del social network a sostegno di Totò Riina e altri boss mafiosi. "Verrebbe la tentazione di dire mi tiro fuori dal social network (Rita Borsellino è presente su Facebook da alcuni mesi), - ha aggiunto9 la sorella del magistrato - invece non è così, anzi bisogna occuparlo per fare in modo che chi ha cattive intenzioni non trovi spazio e sia costretto a confrontarsi con chi invece ne fa un uso corretto"

Sgarbi: "Oscurare Facebook" Spara ad alzo zero il sindaco di Salemi. Vittorio Sgarbi ha chiesto ad Oliviero Toscani, assessore alla Creatività nel Comune di Salemi, di cui Sgarbi è sindaco, e titolare del marchio "M.a.f.i.a." di "pretendere legalmente" l'oscuramento del social network Facebook e di tutti i siti internet ove compare la parola mafia. "Invito l'assessore Toscani, che ha provvidenzialmente registrato il marchio M.a.f.i.a., a pretendere legalmente - ha spiegato Sgarbi - l'oscuramento del sito Facebook e di quelli quelli dove compare il nome mafia". "Considerando non tanto la contrapposizione tra mafiosi e antimafiosi virtuali, ma l'evidente strumentalizzazione pubblicitaria di Facebook, ribadisco che l'uso del marchio registrato da Toscani ha come unico obiettivo la lotta alla mafia e la sua mortificazione ed irrisione in chiave paradossale e grottesca, senza accettare schieramenti di fan irrazionali e potenzialmente criminali".

da IlGiornale.it

venerdì 12 dicembre 2008

Se il politico diventa icona pop: cappotti per cani e birre griffate Obama


Parigi - Quando il personaggio pubblico diventa un'icona pop, tutto è possibile. Ne sa qualcosa il presidente eletto degli Stati uniti Barack Obama, divenuto immediatamente brand in tutto il mondo. Non è finito come Carlà in pose discinte sulle sportine d'oltralpe, ma non è detto che gli sia andata meglio.

Cappotti per cani griffati Barack A scaldar quadrupedi parigini. Capita di trovarsi a fare anche questo quando si entra nello Studio Ovale. Un negozio di animali a Parigi ha fiutato l'affare e, sfruttando l'Obamamania, ha messo in vendita collari, cappottini e guinzagli per cani con il none e l'immagine di Barack. Un flop? Neanche per sogno. In un mese di cappottini griffati "Obama" ne sono stati venduti più di cento. Il proprietario del negozio, Franck Woerther, ha detto che l'idea gli è venuta quasi per gioco, durante la campagna elettorale: "Dato il successo dei prodotti, abbiamo creato diverse taglie in diversi colori. Abbiamo venduto tutto in meno di un mese". E ha annunciato: "E' in arrivo la t-shirt dedicata a Obama".

In Kenya si bevono il Senatore
Una mania dilagata anche nel paese natale di Obama, il Kenya, dove il senatore dell'Illinois è divenuto un eroe nazionale. Perchè non sfruttarlo per far soldi? Avrà pensato qualcuno e così il Presidente è diventato anche una birra. La Senator, chiamata direttamente Obama dai bevitori, e distrubuita dall'East African Breweries Limited (EABL).

Obama vende più di Harry Potter L'Obamamania è un vero e propio marketing virale che ha contagiato tutto e tutti. Un brand di successo che non si accontenta di marcare la Casa bianca. Un fenomeno che già durante la campagna elettorale aveva fatto notare i suoi eccessi e che è esploso dopo la notte del 4 novembre. Cravatte, magliette e, ovviamente, libri. Una vera e propria alluvione. "E' il più grosso affare che abbia visto nel nostro settore dai tempi di Harry Potter" ha detto uno dei maggiori epserti del mercato editoriale statunitense, Demot McEvoy, di Publishers Weekly.

Berlusconi ha l'Obama da polso Un orologio da polso blu con stelle bianche ed il volto del presidente eletto degli Stati Uniti, Barack Obama, ritratto nel quadrante. Lo ha mostrato, Silvio Berlusconi, ai cronisti e ai giovani che lo aspettavano alla riunione dei leader del Ppe che precede il Consiglio europeo che si apre oggi. Uno scherzo.
"Non lo indosserò - ha detto il presidente del Consiglio - ma l’ho portato per far fare due risate ai colleghi. Me l’hanno regalato...".

Duemila dollari per un disegnino Una mania da record, come quelli raggiunti per alcune opere d'arte vendute anche per 150 mila dollari a New York, prima fra tutte quella ormai famosa del volto di Obama raffigurato in stile Andy Wharol. Tra gli eccessi anche quello di un deputato dell'Illinois, Waibe Berzon, che lo scorso maggio ha acquistato su Ebay un disegnino autografo del presidente eletto per 2075 euro. Inutile dire che ora la sua quotazione è andata alle stelle.

E ora sbuca anche nel presepe Non poteva non figurare nella più tradizionale delle rappresentazioni natalizie: il presepe. A Napoli è la statuina di Obama è già una delle più ricercate e in Spagna il senatore ha esordito anche fra i caganers. Non solo Re Magi e pastorelli, il tradizionale presepe catalano prevede tra gli immancabili protagonisti una figura troppo indaffarata per essere adorante, ovvero il "caganer": che viene piazzato strategicamente in qualche angolo (di preferenza, dietro un comodo arbusto) onde rappresentare, nel Teatro della Natività, il dissacrante e l’umano.

da IlGiornale.it

martedì 28 ottobre 2008

Hai bevuto troppo? Ti diamo le infradito


Londra - Chi l'ha detto che, dopo una serata etilica, la soluzione più sicura sia tornare a casa sulle proprie gambe? Dipende da cosa si ha sotto i piedi. Facile per gli uomini, meno per le donne. La testa che gira, i tacchi alti, magari una buca, il piede scivola, si caracolla e la caviglia si sloga. Insomma, dopo un certo tasso alcolico anche il tacco più casto diventa un trampolo circense. Nessun problema, con self control molto british, i sudditi della regina hanno trovato una soluzione anche a questo. All’uscita dei club la polizia consegnerà infradito di plastica per tornare a casa in sicurezza senza passare dal reparto di ortopedia. Succede davvero e succede in Inghilterra, a Torquay, cittadina turistica del Devon.

Infradito per 30 mila sterline Il progetto è contenuto all'interno di un pacchetto "anti-crimini da ubriachezza molesta". Costo ai contribuenti? Circa 30mila sterline, quasi 35mila euro, di ciabatte... "Non si tratta solo di permettere alle persone di tornare a casa con comodo", ha spiegato Chris Singer, della polizia locale. "Distribuire le infradito ci dà l’opportunità di parlare con questi ragazzi e dar loro dei consigli. Vogliamo essere parte della vita di queste persone e far loro comprendere che la sicurezza è importante". "L’idea è fantastica e le indosserò sicuramente", ha commentato Danielle Bolton, 19 anni.

"Modo idiota di spendere i soldi" "A fine serata i piedi fanno malissimo e finisco per tornare a casa scalza: camminare con le infradito è molto meglio che con i tacchi". L’iniziativa però non va giù proprio a tutti. "È una maniera idiota di spendere i soldi". A marchiare così l'iniziativa è Matthew Elliott, capo di Tax Payers Alliance. "I cittadini pagano le tasse per vedere la polizia combattere il crimine, e non per distribuire scarpe a suola bassa".

da ilGiornale.it

domenica 19 ottobre 2008

Camera, dati presenze: il moralista Di Pietro campione d'assenteismo


Milano - Assente, presente, giustificato. Come a scuola. C'è anche la campanella. Ma al posto della fòrmica scritta e scorticata dei banchi scolastici, ci sono i legni pregiati di Montecitorio. Ma spirito e ambiente, a volte, sono quelli. Zuffe comprese. Da oggi sul sito della Camera dei deputati sono disponibili tutti i gli elenchi, con presenze, votazioni effettuate ed eventuali missioni. I dati sono relativi alle 1562 votazione effettuate dal 29 aprile, primo giorno della legislatura, al 13 novembre.

Registri di classe
Il "grembiulino d'oro", va a Rosy Bindi che col suo 100 per cento è al primo posto in assoluto per presenze in aula. Una "secchiona". Nella classifica dei presenzialisti, a pochi passi dalla deputata del Pd, Antonio Leone del Pdl che si ferma a un passo dal traguardo: 99,87 per cento.

Di Pietro e Veltroni maglia nera Anche il premier fra i primi della classe. Con il 98,91 per cento, fra missioni (moltissime, dovute agli impegni internazionali) e presenze, Silvio Berlusconi si piazza nella parte alta della classifica. Antonio Di Pietro, invece, rimane inchiodato al 26,18 per cento. Quattrocentonove presenze contro 1153 assenze. Pochine. Peggio di lui, fra i leader di partito, c'è solo Veltroni. Metti gli impegni di partito, Youdem e le varie attività, e Walter sprofonda al 17,67 per cento delle presenze. Una manciata di votazioni, 276 su 1562. Se fosse un anno scolastico, invece che una legislatura, l'esito sarebbe feroce: bocciatura. Bene Pier Ferdinando Casini che raggiunge il 75,03% e strappa la promozione.

Rimandato a settembre D'Alema
A metà strada fra secchioni e assenteisti, gli indecisi. Un pò ci vanno e un po' no. Dipende dai giorni. Massimo D'Alema, per esempio, si arena al 40,40 per cento, non abbastanza da giustificare la proverbiale aura da primo della classe.

da ilGiornale.it

lunedì 6 ottobre 2008

Adesso il pusher è anche on line


Milano - Vuoi mettere? Uscire di casa, andare in giro, cercare, contrattare. Magari essere anche fermati No. Roba vecchia. Ora la droga (o i suoi succedanei) si comprano on line. Molto più comodo e, apparentemente, meno rischioso. Il settore dell’e-commerce rischia di creare un nuovo, infelice, ruolo: quello del pusher on line. Basta fare un piccola indagine su qualsiasi motore di ricerca e si manifesta subito un catalogo infinito di sostanze stupefacenti. Alcune note, altre meno. Alcune illegali, altre incastrate nel cono d’ombra della semilegalità. Legali nella cantina di qualche stato “antiproibizionista” dove riposano i server dei siti. Forse.

Pollice verde Un mito dell’acquisto online è il seme. Dietro ogni cannabinoide è nascosto un giardiniere. Sguardo liquido e pollice verde. Semi da collezione, almeno li spacciano così, pardon, vendono. Gronchi rosa, penny d’argento semi di “Bob Marley sativa”. Ognuno ha i suoi hobby. Che poi nelle stesse pagine ti insegnino, in ordine cronologico, a piantare, coltivare, seccare e infine “rollare”, beh questo è un caso.

Allucinazioni in saldo Ma se il giardinaggio non è nelle proprie corde, si può saltare all’ultimo passo della filiera del “coltivatore” e passare alla pianta. Un sito in lingua inglese, offre Salvia Divinorum. Dio scampi le massaie dal condirci i tortelli col burro. E’ una pianta psicoattiva della famiglia delle Lamiacee. Una sostanza allucinogena che in Italia ha goduto di una discreta fama nei primi anni del millennio. Trovava spazio nel vuoto legislativo degli Smart Shop, i negozietti dove vendevano sostanze borderline. Poi, nel 2005 un’edizione della Gazzetta ufficiale dà una sforbiciata anche a queste piante. E rimane la rete. Gli effetti sono allucinogeni, si perde la percezione del proprio corpo e nonostante la breve durata (una decina di minuti) l’abuso può portare a disturbi psicotici. Sul web ne circolano varie qualità. Dalla pianta viva (35 dollari), alle foglie (12 dollari). Per chi vuole andare dritto al sodo c’è anche la polverina, pronta per essere fumata. Si trova in due versioni: X5 e X20, come i cd rom, solo che qui la velocità non è quella di masterizzazione ma quella della “botta”.

Piccoli chimici Ma c’è dell’altro. Per i maniaci del fai-da-te, in rete, c’è tutto il nécessaire. Se non bastano le istruzioni, Youtube, all’occorrenza, diventa una scuola di chimica. Basta aggiungere al prefisso “how to make” qualsivoglia sostanza e, con buona probabilità, si è soddisfatti. Formule chimiche, spiegazioni pratiche, trucchi, stratagemmi. Si parte dall’arrotolamento di uno spinello per arrivare alla sintetizzazione della dietilamide dell'acido lisergico, vulgo Lsd. Roba da piccolo chimico. Oppure come fare l’olio di hascisch (anche in questo caso, avviso per le massaie, non per condirci l’insalata), essenza da fumare. Ma c’è anche materiale più creativo. Si può trasformare una Playstation2 in un nascondiglio per “erba” o si può scoprire come rendere una bottiglia introvabile ai cani-poliziotti.

Esibizionismo stupefacente L’ultima follia della rete è l’esibizionismo stupefacente. Sui social network, siti di foto come Flickr o di video come Youtube spopola una nuova moda: diffondere proprie foto mentre ci si droga. C’è chi si fa fotografare fiero vicino a una pianta di marijuana, chi mostra bustine piene di polveri varie e chi inala attraverso un cinquantone. Proprio come il più scontato dei vip.

da ilGiornale.it

martedì 9 settembre 2008

La voce del Ribelle - Intervista a Massimo Fini


Milano - Massimo Fini fruga nell'inaudito. Lo fa da una vita e con un certo eclettismo. Giornalista, polemista, scrittore, storico, provocatore indefesso, guru di un movimento metapolitico e attore "interinale". E ora dà voce al ribelle. Questa volta non lo fa da solo e non lo fa neppure dagli scaffali delle librerie. Esce domani la Voce del Ribelle, neonato mensile di cui l'autore del Conformista e del Vizio oscuro dell'Occidente, è direttore politico. "L'idea è nata sull'onda di Movimento zero, il movimento culturale e politico sorto attorno ai miei libri. Ma non sarà solo un giornale ideologico. Faremo inchieste, almeno una al mese".

Qualche anticipazione?
"Nel primo numero abbiamo due inchieste, una sul collasso del mondo Occidentale e un'altra in cui capovolgiamo il punto di vista "tradizionale" sugli ultras cattivi".

Non mancheranno i corrosivi fondi finiani e il primo, dal titolo "Io talebano", è un pò la carta d'identità della pubblicazione. Un mensile che non farà sfoggio di nomi noti del giornalismo patrio ma pescherà nella trasversalità intellettuale e professionale. "Non solo giornalisti - dice Fini -, soprattutto giovani che voglio valorizzare e anche personaggi come Franco La Cecla, autore del libro Contro l'architettura". Molti collaboratori e una piccola redazione, a Roma, coordinata da Valerio Lo Monaco, direttore responsabile del mensile.


Il Ribelle è quasi un marchio di fabbrica della sua produzione, ma com'è questo ribelle? E' una versione aggiornata di quello Jungeriano?
"Sì, c'è qualcosa di Jungeriano, perchè si tratta di un ribelle ma non di un rivoluzionario e nemmeno di un cospiratore. Non vuole, come il rivoluzionario, sostituire il suo sistema di valori a quello attuale".

Com'è il prototipo del lettore di una rivista come la sua?
"Il lettore fan innanzitutto, quello che mi segue e legge i miei libri. Per questa tipologia infatti abbiamo realizzato un doppio abbonamento che prevede oltre alla versione cartacea anche l'accesso all'archivio online di tutta il mio lavoro giornalistico. Ma ci rivolgiamo in modo particolare a tutti coloro che sentono disagio nei confronti di questa società, che non sono a proprio agio nel "migliore dei mondi possibili" e magari non sanno nemmeno perchè".

Avete incontrato difficoltà a dar vita a una rivista di questo tipo in un momento in cui il panorama editoriale non è certamente florido?
"Innanzitutto la nostra rivista, per il momento, viene distribuita solo tramite abbonamento e poi, in un secondo tempo, potremmo anche arrivare nelle librerie. La nostra forza è l'entusiasmo dei ragazzi che sostengono l'iniziativa. Molti lavorano volontaristicamente e io rimango sullo sfondo, per fare esprimere le loro idee"

Il laccio che tiene insieme tutte le perline è la cifra che ha marchiato tutta la produzione di Fini, la critica al mondo moderno. "Questa è la crisi economica di un sistema che ha puntato tutto sul denaro senza considerare gli altri valori. Questa crisi costringerà tutti a rivolgersi anche al non economico. Il sistema che crolla è quel modello di sviluppo nato nel 1750 con la rivoluzione industriale". Perchè, infondo, quella del Ribelle, è una voce "incazzata".

da ilGiornale.it

Su Facebook vince Obama


Milano - La corsa alla Casa Bianca si combatte anche a colpi di mouse. E Barack Obama lo sa bene. Dopo aver spopolato su Youtube con il video di una sua succinta supporter e con la hit "Yes we can", la clip che ha raccolto emuli anche oltreoceano, parte l'offensiva di Obama nei Social Network. Le reti globali che trasformano internet in una gigantesca community in cui tutti si conoscono, tutti parlano e tutti si sbirciano. Il posto ideale dove fare un marketing politico virale ed efficace e raccogliere consensi nella generazione Y.

Su Facebook Obama è in testa Con 100 milioni di utenti, Facebook non è solo la rete sociale più grande del mondo, è anche uno dei bacini elettorali più appetibili. E il popolo del web sembra aver già scelto il proprio candidato per lo studio ovale. Dal verdetto degli internauti esce incoronato, senza ombra di dubbio, Obama che forte di un milione e settecentomila sostenitori polverizza il rivale repubblicano, inchiodato a non più di quattrocentomila "amici" su Facebook.

Candidato ubiquo, dai cattolici ai gay Il candidato del partito dell'asinello ha puntato molte energie sui nuovi mezzi di comunicazione. Nel suo sito ufficiale, spicca una finestra il cui messaggio è chiarissimo "Obama Everywhere", Obama ovunque. E le nuove tecnologie servono proprio a essere contemporaneamente, in posti differenti, senza esserci. Così l'avatar di Obama, ubiquo più che mai, appare e ricompare in tutte le agorà della rete. Fa proseliti su Facebook, incanta i giovani su My space e squaderna le foto della sua "corsa" su Flickr, come se non fosse il favorito per la poltrona più importante del mondo, ma un normale internauta. E poi, va oltre. Pagine registrate a suo nome (e linkate sul suo sito ufficiale) compaiono nel social network Faithbase, rete dedicata ai giovani cattolici e Balckplanet dedicato alla popolazione afroamericana. E poi, per non farsi mancare niente, sbarca anche su Glee (community dedicata a "gay lesbiche e qualsiasi altra cosa") e Migente e Mybatanga, piattaforme dedicate alle popolazioni ispaniche.

Un sito per smontare le accuse contro Obama La mobilitazione della rete nei confronti di Obama è stata grandissima. Video amatoriali, gallerie fotografiche, animazioni e ovviamente diari on line. Fra i tanti fenomeni di supporto, uno dei più singolari è un sito statunitense che si occupa, volontariamente, di smentire giorno per giorno le menzogne messe in circolo sul candidato democratico.

Blogger italiani Il riverbero della sfida a stelle e strisce approda anche in Italia, dove i blogger dello Stivale scrivono e commentano le gesta dei due sfidanti. A sostegno dell'Elefantino repubblicano scende il blog Italian bloggers for McCain, contornato dai cespugli dedicati a Ron Paul, candidato bocciato alle primarie, ma adorato dalla rete. Anche in Italia, il candidato democratico piace molto agli internauti, che gli hanno dedicato un canale sulla piattaforma del Cannocchiale e qui e là nella rete, sbocciano siti dai titoli espliciti come Sognoobama, alcuni totalmente amatoriali, altri appoggiati a gruppi del Pd. Una sfida globale che rimbalza da uno schermo all'altro.

da IlGiornale.it

mercoledì 27 agosto 2008

Basta un click per svelare i fannulloni


Milano La caccia al perditempo sembra essere il vero tormentone dell’estate 2008 e il web si è mosso subito per verbalizzare questo trend. Coinvolgendo gli utenti, ovviamente. Forse anche un po’ troppo. Da quattro giorni è online, un sito totalmente dedicato alla caccia al lavoratore assenteista. Si chiama superfannulloni.it e l’idea è venuta a Vittorio Pavesi, un tecnico informatico milanese di trentun'anni.

Delazione on line L’home page, raffigura un Brunetta gaudente seduto su un grosso scranno bianco e sotto compaiono le modalità per segnalare i fannulloni. Trasporti pubblici, sanità, istruzione e sport, comuni, province e forze dell’ordine. Ci sono tutte le declinazioni possibili della Pa. E scatta la delazione. Basta inviare una segnalazione, raccontare gli estremi della vicenda, specificare la città ma omettere il nome (anche un fannullone ha diritto a una certa privacy) e la schedatura è effettuata. Una mappatura di tutti le sacche di pigrizia nello Stivale, un database del disservizio statale.

Chi fa la spia Certo fare la spia, come insegnano gli adagi popolari, non è mai stata una virtù, ma per l’ideatore di questa anagrafe dei perdigiorno, non è esattamente così. “Non penso che sia una questione di fare la spia tutti si lamentano di quello che succede nella Pa – spiega Vittorio Pavesi -, l'altro giorno mi hanno raccontato di un ufficio pubblico che faceva orario continuato ma se ti presentavi allo sportello ti dicevano di tornare dopo perché erano in pausa pranzo”.

Fannulloni da antologia Infatti, il sito assume ben presto le sembianze di un’antologia di "aneddoti fannulloni", quasi fosse un nuovo genere di letteratura. Genere tristemente esilarante. "Il professore di educazione musicale è un ottimo insegnante di educazione fisica, infatti durante le sue ore di lezione il più delle volte si esce nel cortile per giocare a pallone", scrive un anonimo delatore di Catanzaro. In certi casi non si tratta neppure di fannulloni doc, ma di lavoratori diversamente operosi: "Segretaria va a fare la spesa, il bucato, il pranzo e tante altre cose durante orario di lavoro segnando lo stesso le giornate lavorative complete", si sfoga un aretino.

Kennedy, Brunetta e i lazzaroni Pavesi, però cerca di portare la sua creatura a un’altezza meno pedestre, citando John F. Kennedy ("Non chiederti cosa il paese può fare per te... chiediti invece cosa puoi fare tu per il tuo paese") e squadernando le finalità etiche del sito. “Lo scopo sarebbe quello di identificare le situazioni che non vanno e renderle visibili a tutti per poi obbligare a cambiare l'atteggiamento del "fannullone" o di chi lo controllo controlla”. E i soldi? Pavesi, non sembra particolarmente interessato al risvolto economico: “Io lavoro nel settore internet ma questo sito l'ho voluto fare perché spero di migliorare qualcosa non per guadagnarci se poi si guadagna ben venga…”.

Privacy Data la giovane età del sito, le “schede” sono ancora poche, ma superfannulloni.it potrebbe diventare un archivio di lazzaroni, consultabile per città e lavoro. Un gioco che potrebbe diventare pericoloso, se dietro lo schermo del pc ci fosse qualcuno intenzionato a “diffamare” piuttosto che a ripulire la pubblica amministrazione. Ma l’ideatore assicura che l’anonimato del fannullone garantisce una totale privacy e comunque avvisa che “tutti i dati vanno presi col beneficio del dubbio”. Così sarà fatto, per il momento rimangono una manciata di risate, amare ovviamente.

da IlGiornale.it

martedì 12 agosto 2008

Olimpiadi: polemica sui premi del Coni


Pechino - Non si vive di sola gloria. E anche se la gloria è quella delle Olimpiadi, non è sufficiente per sbarcare il lunario. Il Coni, infatti prevede un premio in denaro per gli atleti che riescano a salire sul podio. Premio che per la ventinovesima edizione dei Giochi è stato aumentato di 10 mila euro per ogni categoria, portando l'oro a 140 mila euro, l'argento a 75 mila e il bronzo a 50 mila. Un bel gruzzolo, certo, ma c'è la beffa. Il premio, seppur olimpionico, rimane un'"entrata" e il fisco, indifferente alle glorie dello sport, provvede alla tassazione. Così il premio si dimezza. Davanti a questo miracolo al contrario gli atleti rischiano di perdere la proverbiale calma "olimpica".


D'Aniello: detassare i premi come in Cina "Ho saputo che tutti i premi che vengono dati agli atleti cinesi che qui vincono una medaglia sono completamente detassati - ha spiegato Francesco D’Aniello, forte di una medaglia d'argento appena ritirata nel tiro a volo -. Rivolgo allora un appello al Parlamento italiano affinchè faccia altrettanto, approvando la proposta di legge presentata circa un mese fa dal nostro presidente Luciano Rossi, che è anche un deputato, di defiscalizzare i premi olimpici del Coni, equiparandoli ai premi di produzione e agli straordinari". L'atleta azzurro ha parlato della proposta della Pdl arrivata in Parlamento: "Spero che approvi presto questa proposta - dice D’Aniello - perchè sarebbe una cosa giusta. Quando stavo in pedana non pensavo certo ai soldi, ma poi riflettendoci a mente fredda dico che non è bello ricevere solo il 50% di ciò che ti viene promesso. Noi del tiro, ma vale per tanti altri sport, non guadagniamo molto. E sarebbe giusto che almeno i premi olimpici per chi vince una medaglia non venissero tassati, come fanno qui in Cina".

Vezzali "Noi non siamo come i calciatori, i nostri guadagni non sono stratosferici: sarebbe giusto detassare i premi per le medaglie olimpiche, e non versarne la metà". Valentina Vezzali ha rilanciato così la polemica alzata da Francesco D'aniello.

La judoka contro la tassazione Il dimezzamento del premio, sudato e guadagnato in quattro anni di duro lavoro, non va giù nemmeno a Giulia Quintavalle, l'atleta livornese medaglia d'oro nel Judo. "Abbiamo portato in alto l’Italia, siamo stati meritevoli: avere un premio dimezzato dalle tasse è un dispiacere. Loro non sanno i nostri sacrifici" ha fatto eco Quintavalle all'appello di D'Aniello. "Non voglio privilegi a livello fiscale - concluso-, ma forse per noi atleti un pò di attenzione in più, quando lo meritiamo, dovrebbe esserci".

Petrucci fa sponda "La proposta di detassare i premi degli atleti azzurri deve essere portata avanti". Lo ha detto il presidente del Coni Gianni Petrucci. Ovviamente "se il ministro Tremonti è d’accordo", ha proseguito.

Ai bielorussi salsicce per tutta la vita Oro in cambio di salsicce. Certo, la gloria, i trionfi e le medaglie danno la fama. Ma la fame, quella è un'altra cosa. Così , in Bielorussia, un produttore di carne ha annunciato di aver trovato il modo migliore per motivare gli atleti dell’ex repubblica sovietica alle Olimpiadi: offrire a chi vincerà una medaglia d’oro un rifornimento di salsicce per tutta la vita. "Non abbiamo ancora definito come funzionerà. Ma una o due volte al mese, forniremo agli atleti alcuni dei nostri prodotti", ha detto all'agenzia di stampa Reuters Boris Tsiporin, direttore dell’azienda Belatmit. Una particolare forma di galanteria sarà riservata alla squadra di basket femminile, beniamina del pubblico bielorusso: per loro qualsiasi medaglia frutterà loro salsicce a vita. Se le salsiccenon dovesero bastare, ai vincitori dell’oro, altri sponsor pagheranno 100.00 dollari, che saranno 50.000 per l’argento e 30.000 per il bronzo.

Per gli australiani francobolli in 48 ore Un francobollo con la propria effigie realizzato a tempo di record. E' il premio aggiuntivo per gli atelti australiani che torneranno nella terra dei canguri con una medaglia d'oro al collo. In due giorni il valore bollato viene realizzato, autorizzato, distribuito e gli atleti finiscono sulle buste australiane. Il valore dei francobolli è di mezzo dollaro australiano (circa 0,30 euro). Le poste di Melbourne ne hanno già realizzati tre per le medaglie d’oro nel nuoto femminile con i volti sorridenti di Stephanie Rice (400 misti), Libeth Trickett (100 farfalla), Leisel Jones (100 rana). Un'iniziativa analoga è stata lanciata anche nel paese ospite dei ventinovesimi giochi. China Post ha provveduto alla realizzazione di confezioni di nove francobolli con le medaglie e l’effigie dell’atleta.

Premi milionari all'ombra della muraglia Chi riuscirà a scalare il gradino più alto del podio potrà portarsi a casa fino a un milione di yuan (quasi centomila euro). Un montepremi molto più alto rispetto a quello stanziato per Atene 2004, quando per una medagli d'oro il regime di Pechino non sborsava più 200 mila yuan. Quest'anno il minimo previsto per un primo posto sarà 300 mila yuan, con vette di un milione per le gare più impegantive.

da IlGiornale.it

sabato 9 agosto 2008

L'ultima di Grillo: giornalisti alla gogna

Milano - Grillo è un vulcano. Un’idea dopo l’altra. Questa volta riabilita una versione web e soft delle polverose liste di proscrizione. A dire il vero non la chiama propria così, come sua abitudine, è molto più esplicito. L’iniziativa lanciata dal suo blog si chiama “Sputtaniamoli”. Se la volontà punitrice non fosse abbastanza chiara, c’è anche un disegnino. Due colpi di mouse e ti scarichi il banner dell’iniziativa con una gogna medievale in bella mostra, pronto per essere appiccicato su tutti i blog della rete grillina.

Tocca ai giornalisti A chi appartiene il collo che il comico ligure vuole incastrare nello strumento di tortura? Questa volta tocca ai giornalisti. Un po’ per volta, con un po’ di pazienza, e Beppe se la prende con tutti. "Diffamarne unno per educarne cento", è questo il macabro titolo del post che analizza la situazione della stampa italiana. Insomma, la morale è che per fermare la “diffamazione” bisogna “sputtanare”. Se non a mezzo stampa, a mezzo web. Via con le danze medioevali. Basta fare il copia incolla di un articolo giudicato “falso” (non è dato sapere il criterio di valutazione), spedire link e informazioni sul giornalista e i morsetti della gogna sono pronti a essere stretti. Un album Panini dei giornalisti “infetti” dal virus della menzogna, una Wikipedia della “diffamazione”. Secondo Grillo ovviamente.
(il video allegato accompagna l'iniziativa di Grillo sul suo blog personale)

da il Giornale.it

venerdì 11 luglio 2008

D Pietro e Grillo, stessa strategia unica regia

Milano - Beppe Grillo e Antonio Di Pietro, due percorsi diversi che finiscono per incrociarsi. Nelle piazze, sui palchi, sotto le bandiere dell’antiberlusconismo ma anche, e soprattutto, in rete. E non si parla del partito che fu di Leoluca Orlando, ma della rete delle reti: internet (guarda il video). Balcone mediatico da cui si affaccia quotidianamente Beppe Grillo, vate incontrastato della blogger generation, e che ultimamente ha iniziato a bazzicare anche l’ex pm molisano.

L’uomo che ha convertito Grillo Ma facciamo un passo indietro. Era appena iniziato il nuovo millennio e, se i computer erano sopravvissuti al millenium bug, poco potevano contro la furia luddista di Grillo che, armato di ascia, sventrava pc durante i suoi spettacoli. Poi la catarsi. Incontra Gianroberto Casaleggio, guru delle strategie di comunicazione sul web, e si converte alla banda larga. Casaleggio, nel 2004 a Milano, fonda con alcuni soci la Casaleggio associati. “L'obiettivo della società – recita il sito dell’azienda-, è di sviluppare in Italia una cultura della Rete attraverso studi originali, consulenza strategica, articoli, libri, newsletter, seminari sulla Rete”.

Guru del web
Gianroberto Casaleggio ha le physique du role del “santone” 2.0. Capelli riccioli, occhialini tondi, pochissime foto in circolazione e un alone leggendario che lo segue. Non concede interviste, ama Asimov e McLuhan, appassionato del mondo cavalleresco e della leggenda di Camelot, si narra che gli incontri della sua precedente società, la Webegg, si tenessero attorno a una tavola rotonda nel castello di Belgioioso, vicino a Pavia. Poi, nel 2006 l’incontro con Antonio Di Pietro e l’ennesima conversione.

Di Pietro Anche Tonino capitola e si innamora del web. Apre un blog, assistito dalla Casaleggio associati, che dalla grafica alle tematiche appare a immagine e somiglianza di quello del comico genovese. Vicini in rete e vicini nelle piazze. Quasi che il mezzo di comunicazione abbia influito ad avvicinarli nel panorama politico.

Antipolitica d’affari Quello della Casaleggio associati è un business a 360 gradi. E gli affari vanno sempre meglio. Nel 2006 il fatturato dell’azienda è stato pari a 2,5 milioni di euro, con aumento del 94,6 per cento rispetto al 2005. Nel 2007 si stanzia sui 2,5 milioni. Fra il 2005 e il 2006 l’utile netto dell’azienda è aumentato del 125,8 per cento, pari a 600 mila euro, l’anno scorso si è assestato oltre il milione di euro. Fra le varie attività dell’azienda risulta anche la vendita e la distribuzione on line dei dvd degli spettacoli e dei libri di Beppe Grillo. Rimane un dubbio. Ma perché una società, leader di settore, che “ha la missione di sviluppare consulenza strategica di Rete per le aziende e di realizzare Rapporti sull’economia digitale” ha deciso di investire buona parte delle sue energie su Grillo e Di Pietro?

Politica 2.0 Una risposta la dà di sponda Casaleggio stesso in un commento al volume “The social logic of politics” del politologo Alan Zuckerman, in cui sostiene l’importanza dell’influenza della comunità di riferimento nella scelta politica. Insomma blog, community e social network possono creare senso di appartenenza e identificazione, diventando ottimi strumenti di aggregazione e propaganda, specialmente sulle generazioni più giovani, quelle che smanettano più con la tastiera che col telecomando. Come dire: se Di Pietro non riesce a entrare in casa dal televisore ci entrerà da Facebook o da Myspace. La seconda risposta, in bilico fra il serio e il faceto, è un video fantascientifico e ansiogeno prodotto dalla Casaleggio e gettato come una bottiglia nel mare magnum di Youtube. Si chiama: “La nostra visione del futuro dei media descritto attraverso un video” e alla fine della clip, rimane un po’di inquietudine.

da ilgiornale.it

sabato 10 maggio 2008

Mussolini, il topo con la fascia tricolore e la stampa anglosassone




L'ultimo post è datato primo Aprile. Più di un mese fa, secondo l'aritmetica cartacea del calendario, ma, per uno scherzo del destino (era il giorno adatto), è passata qualche era geologica. Forse antropologica.
Berlusconi ha vinto le elezioni con un margine plebiscitario. La Lega Nord è diventata il primo partito di sinistra in Italia (non era la sinistra quella che intercettava gli umori più popolari?). Il PD la seconda coalizione di destra. I comunisti da "mercatino delle pulci" sono spariti dal Parlamento. Un topo con la fascia tricolore ha marciato su Roma, certificando la scomparsa del veltronismo. Per giunta nel giorno del 63esimo anniversario della morte di Mussolini. Grillo ha salmodiato dal palco del V2 Day e, grazie a Visco, abbiamo tutti ravanato nel portafogli del vicino. Capodanno del grandefratellismo declinato in nuance sociale.
Non è finita. I laburisti sono stati umiliati e Livingstone esiliato. Per farla breve, anche in UK la guida è a destra. Punto.

Intercettazioni ambientali

"Ha vinto la destra". "E' gravissimo. Che figura! All'estero ci ridono tutti dietro. Bisogna leggere la stampa straniera per capire veramente quello che succede qui!".
Potessero farsi un auto anamnesi, loro, lo chiamerebbero inferiority complex. Subalternità, complesso di inferiorità, direi provincialità (se non reputassi la parola un complimento). Versione globalizzata dell'erba del vicino è sempre più bella. Da loro c'è democrazia, loro sono liberi, noi schiavi, mafiosi e pezzenti. Pretesto buono per fagocitarne anche la lingua. I care prima, We can oggi. C'è persino chi chiama troyan horse la geniale trovata di Ulisse, uccidendo un pò di italiano e qualche simpatico doppio senso.


Paura e delirio in UK


Tobias Jones è l'unico giornalista al mondo che riesce a inviare una corrispondenza sul risultato elettorale del 14 aprile, citando 18 volte il nome di Berlusconi e 19 volte quello di Benito Mussolini (e due volte quello della nipote). Manco commentasse la tornata elettorale del 6 aprile del '24. (leggi l'articolo) Roba da attaccare a tutti i muri delle scuole di giornalismo dello stivale.
Il collega John Hooper, corrispondente del Guardian, fa ancora peggio. Alemanno viene licenziato come "a former neo-fascist youth leader". Poca roba, il meglio arriva dopo. Hooper riporta una dichiarazione di Silvio Berlusconi, "saremo la nuova falange", e chiosa con un'interpretazione alquanto libera. "Although he took care to wrap his remark in a classical context, his choice of words appeared to be a nod and a wink to his most extreme supporters". Per concludere con una precisazione che smaschera malafede e ignoranza. "The original Falange - the word means "phalanx" - was the Spanish fascist party, founded in the 1930s, which supplied Francisco Franco's dictatorship with its ideological underpinning". Qui, Hooper, sublima le sue velleità didattico- pedagogiche, alzando il ditino e salendo in cattedra. La falange franchista? Siamo al delirio. Alla faccia del mito fulgido del giornalismo anglosassone. Questa è roba che da noi non uscirebbe nemmeno sul Vernacoliere. Rimane la curiosità di sfogliare qualche sussidiario anglosassone e vedere se parlano di falangi oplitiche e macedoni. (leggi l'articolo)
La cronaca riparte dalla vittoria di Alemanno, ma invece è 28 Ottobre del '22. Il giornalista plana su boschi di braccia tese, zooma su tricolori dispiegati al vento (siamo in Italia, che bandiera voleva? Quella dei pirati?), e continua con upsound di "Duce! Duce!".
Cronache lisergiche, purtroppo non è gonzo journalism.

Diario di una settimana post elettorale

Tira una brutta aria! Dice qualcuno. "Qui si sente già la puzza delle purghe", l'aveva detto l'inviata di Radio Popolare al comizio finale di Gianni Alemanno. Io ero al volante, e mi era scappato da ridere. Nel terzo millennio il primo significato di purga è lassativo. Lessico prebellico.
In centro stanno risistemando la sede della Gil. Ieri mi hanno chiamato quelli dell’Adecco, mi consigliano di mandare il curriculum alle risorse umane dell'OVRA, mi hanno detto che cercano gente.
Martedì mio cugino si è bruciato saltando nel cerchio infuocato.
Molto buono il pane che ho preso con la tessera. Bella la nuova versione di Google con le celtiche al posto della o.
Ieri sono andato a ritirare la tessera alla Casa del Fascio, quella nuova, dopo il Ponte Mussolini, vicino a Largo Pavolini. Strana questa toponomastica berlusconiana.
Venerdì. Technobalilla è in testa alla classifica di Billboard. Jovanotti ha inciso una versione reggae della Sagra di Giarabub.
Parteciperò alle Olimpiadi di Pechino nella squadra italiana di cinghiamattanza.
Sabato si riposa e si fa ginnastica.

lunedì 25 febbraio 2008

Questa volta si accomoda Davide Colombo, uno degli inventori di "Frangetta"

Dietro "Frangetta", il tormentone dell'estate 2007, c'è lui, Davide Colombo, creativo componenente del milanesissimo collettivo Deboscio. L'abbiamo fatto accomodare sulla nostra scomodissima sedia.

domenica 24 febbraio 2008

Prego si accomodi vince e torna con tre puntate

Prego si accomodi, grazie a tutti voi, ha vinto il ballottaggio con l'86% dei consensi, un risultato plebiscitario. Nel frattempo, abbiamo confezionato altre tre puntate.

Intervista a Vito Zongoli



Intervista a Ivan, poeta d'assalto



Intervista al conte Luigi Mastroianni

giovedì 7 febbraio 2008

VOTA E FAI VOTARE PREGO SI ACCOMODI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


Venerdì prossimo, 8 febbraio, alle h 22 e 30 sul canale tv Sat 2000 va in onda la puntata del "Grande Talk" in cui Simone Savoiapresenterà il format video "PREGO, SI ACCOMODI !" che poi andrà al ballottaggio contro un altro format. Per vincere bisogna votare. Ecco tutte le informazioni.

COME SI VOTA VIA SMS: basta mandare un sms con il testo PREGO SI ACCOMODI al numero 331/2933554.

COME SI VOTA VIA INTERNET: 1- vai sul sito http://www.cambiamoprogramma.ilgrandetalk.it/
2- clicca VOTA dal menù principale in alto a sinistra
3- metti il pallino a PREGO SI ACCOMODI
4- clicca VOTA

QUANDO SI VOTA: dalle ore 24 di venerdì 8 febbraio fino alle ore 12 di giovedì 14 febbraio.

OGNI PERSONA PUO' SIA VOTARE SU INTERNET CHE TRAMITE SMS. DA UN COMPUTER SI PUO' MANDARE UN VOTO.

mercoledì 9 gennaio 2008

Prego si accomodi!

Prima puntata di "Prego s'accomodi!". Format ideato da Simone Savoia e realizzato con la mia collaborazione. Partiamo dal balcone di casa di Massimo Fini...

mercoledì 2 gennaio 2008

La Francia spegne i lumi del tabacco. Dal 2008 non si fuma nei locali.


Una volta si poteva. Ora non più. Reveries. Si prendeva la macchina e dalla punta levantina della Liguria in un paio d'ore, si percorreva la colonna vertebrale della regione, stretta e lunga, vertebra per vertebra, curva dopo curva, galleria dopo galleria. E Sestri, Lavagna, Rapallo, Genova e le sue molteplici declinazioni, e poi Savona, Imperia, Albenga, tutto scivolava via fino ai resti della frontiera. E poi si era in Francia. Che sembrava una Liguria educata al turismo e all'educazione, ma sull'atlante, era comunque oltre confine. Buttatti in una brasserie sulla Promenade des Angalais a Nizza, con una bionda fumante fra le dita (Gitanes mais per chi va pesante, Philip Morris alla menta per i degustatori), sorseggiando una bionda, magari francesizzata da uno spruzzo di Seven Up, e rimirando al di là della strada, oltre turisti, macchine e muretto, una bionda (questa volta in carne e ossa) callipigia scomparire fra i flutti della Cote d'Azur, salotto del Mediterraneo, fenditura di acqua tiepida sulla crosta terrestre. E sembrava l'epifania di un altro mondo. Di baguette sotto il braccio, di Citroen ds fuorilistino che sembrano uscite poc'anzi dal concessionario, di erre che si impastano in un paradoxe franacais di acidi grassi saturi, tripudio di burri e formaggi puzzoni e oleosi spazzati via da qualche bicchiere di Sauternes. E il primo abito gessato o cappotto cammello che passava (anche se due righe prima una ninfa seminuda stava facendo il bagno, ma va bene lo stesso, perchè i ricordi, si sa, sono fatti dell'impasto dei sogni, paradossi climatici compresi) sembrava un fotogramma schizzato via dal Vizietto o un componente del Milieu sfuggito alla cattura, anche se tutto questo è più marsigliese che nizzardo. E poi, tutto a un tratto, suonava il telefono e mia nonna mi ricordava che la sera avrebbe fatto il minestrone che a sua volta (il minestrone) mi ricordava che bisognava rimpatriare prima di essere scoperti, facendo attenzione a non lasciare sul tavolo della cucina le Gitanes Mais d'importazione.