venerdì 28 dicembre 2007

Libri etilici

Che la letteratura abbia un potere d’evasione quasi inebriante, è cosa risaputa, ma che se ne possa misurare il grado alcolico è una novità. Ci provano Enrico Remmert e Luca Ragagnin, con il loro “Elogio della sbronza consapevole”. I due scrittori torinesi mettono insieme in questo libro, pubblicato per i tipi della Marsilio, una teoria di citazioni letterarie in cui, in un modo o nell’altro, si parli di sostanze alcoliche, che siano birra, grappa, vino o superalcolici. Viene fuori lentamente un’antologia di apprendisti dionisiaci (niente a che vedere però con quelli di Elemire Zola), in cui la biografia non è districabile dalla letteratura e tutto lascia l’odore di una serata ad alta gradazione etilica. Gli autori shakerano nel loro mix bibliografico citazioni di ogni varietà: da Aristofane a Vittorio Alfieri passando per Italo Calvino e Burt Simpson, sparpagliando qua e là frasi dall’attribuzione incerta e calembour apocrifi, uno per tutti: cogito ergo rum. Il risultato è un libro molto divertente, consultabile come un dizionario ma leggibile come un romanzo, che ironizza su un vizio che ha tanto pesato, nel bene e nel male, sugli autori di tutti i tempi. Chiusa la quarta di copertina, viene voglia di un Negroni.
Per ogni libro da consigliare, ce n'è uno da sconsigliare. Anzi, la percentuale dei libri caldeggiabili è decisamente inferiore, sennò saremmo pieni di capolavori.
Decisamente meno significativo del precedente libro è "Trattato sui Postumi della sbornia", del narratore iberico Juan Bàs. A chi non è mai capitato almeno una volta nella vita di svegliarsi con la testa pesante, le idee confuse e lo stomaco in sciopero per gli stravizi della serata precendente? Ecco, Juan Bas squaderna una serie di impossibili risvegli che sembrano l'ombra sotto sangria delle fantasie allucinate di Hunter S. Thomson. Il tutto disseminato di tirate antifasciste, quantomai fuoriluogo. Quasi che la tirannia si combatta levando bicchierini di tequila. E poi, nella corsa dissennata e manichea, a dividere il mondo in buoni e cattivi, almeno la sbornia lasciamola super partes







2 commenti:

Michela Marra ha detto...

c'è bisogno di chiudere una quarta di copertina per farti venir voglia di un negroni? cmq ti saluto, vado a prendere un po' di crema di limone dalla dispensa.

guido ha detto...

L'alcool da sempre scandisce molti dei momenti della vita umana.....penso che possa essere un modo per abbattere la dittatura, nn quella politica ma quella impostaci dalla ragione....in vino veritas...