lunedì 31 dicembre 2007

Per Franco Battiato "Niente è come sembra"





Niente è come sembra. Non è detto che un DVD, contenuto in una custodia da DVD, contenga un film. Non è detto che un lungo metraggio presentato al Festival del Cinema di Roma, che come dice il nome si occupa di celluloide e non di frutta e verdura, distribuito in un elegante cofanetto della Bompiani con su scritto "un film di Franco Battiato", recensito dalle principali riviste cinematografiche italiane e presentato in molte sale cinematograficge, non è detto, dicevo, che sia un film. E se non fosse per il cipiglio sardonico e un pò surrealista dell'autore si potrebbe pure parlare di pubblicità ingannevole ma, in fondo, va meglio così. Nientè come sembra è il terzo esperimento visivo di Franco Battiato. “Nel primo film c’è una lezione tantrica, nel secondo la regressione nella trasfigurazione delle anime ed ora il terzo è tutto sulla spiritualità. Nella parte centrale, che è il succo del film, s’incontrano diversi personaggi con la scusa di festeggiare il compleanno del padrone di casa. Che è un uomo di scienza, disposto a credere, ma con molti dubbi. Nella stanza ci si confronta animatamente sul perché dell’esistenza. Ci sono il credente e l’ateo (Giulio Brogi). Alla fine Alejandro Jodorowsky legge i tarocchi”, ha raccontato l'autore a Repubblica.
Niente è come sembra è un documentario sulle religioni travestito da film, quasi una docufiction. Da segnalare, per potenza espressiva, il cammeo di Sonia Bergamasco, musa del poliedrico catanese, già presente in Musikanten e anche nel programma tv (Raisat) Bitte keine Reklame ed Enrico Ghezzi che interpreta sè stesso.
Terzo, ed estremo - ma non ultimo - atto della trilogia di Battiato, questo film prosegue il cammino quarantennale iniziato in musica. Un percorso in direzione avversa, da "illuminista" della fede in un mondo accecato da lumi troppo potenti per poter descrivere ancora le sfumature del sacro. Gurdjieff e Renè Guenon, lasciano il passo ai classici del misticismo occidentale e orientale, da Aurobindo a Hildegard von Bingen, in una "partitura" che si intreccia in un triplo filo di citazioni e rimandi, spesso difficilmente districabili.
"In fondo sono contento di aver fatto la mia conoscenza", il libro di Battiato allegato la dvd, è una specie di navigatore che permette di ricostruire parte del viaggio sotterraneo percorso dall'autore.
Dopo aver visto il film e scartabellato il libro, con commenti di Ghezzi, Manlio Sgalambro, Fabio Bagnasco e Francesco Messina, rimane un dubbio di sovrastruttura, quindi probabilmente inutile, sarà un film? Poco importa. Con l'occhio sclerotizzato dai blockbuster forse no, ma basta dare un'occhiata allo specchietto retrovisore e qualcosa compare, per esempio Jodorowsky, per fare una citazione pigra. Ai delusi, non rimane che passare al secondo cd del cofanetto e ascoltare le sette tracce del concerto di Battiato al Teatro degli Arcimboldi, del 2005, con l'accompagnamento della Royal Philarmonic Orchestra.

venerdì 28 dicembre 2007

Libri etilici

Che la letteratura abbia un potere d’evasione quasi inebriante, è cosa risaputa, ma che se ne possa misurare il grado alcolico è una novità. Ci provano Enrico Remmert e Luca Ragagnin, con il loro “Elogio della sbronza consapevole”. I due scrittori torinesi mettono insieme in questo libro, pubblicato per i tipi della Marsilio, una teoria di citazioni letterarie in cui, in un modo o nell’altro, si parli di sostanze alcoliche, che siano birra, grappa, vino o superalcolici. Viene fuori lentamente un’antologia di apprendisti dionisiaci (niente a che vedere però con quelli di Elemire Zola), in cui la biografia non è districabile dalla letteratura e tutto lascia l’odore di una serata ad alta gradazione etilica. Gli autori shakerano nel loro mix bibliografico citazioni di ogni varietà: da Aristofane a Vittorio Alfieri passando per Italo Calvino e Burt Simpson, sparpagliando qua e là frasi dall’attribuzione incerta e calembour apocrifi, uno per tutti: cogito ergo rum. Il risultato è un libro molto divertente, consultabile come un dizionario ma leggibile come un romanzo, che ironizza su un vizio che ha tanto pesato, nel bene e nel male, sugli autori di tutti i tempi. Chiusa la quarta di copertina, viene voglia di un Negroni.
Per ogni libro da consigliare, ce n'è uno da sconsigliare. Anzi, la percentuale dei libri caldeggiabili è decisamente inferiore, sennò saremmo pieni di capolavori.
Decisamente meno significativo del precedente libro è "Trattato sui Postumi della sbornia", del narratore iberico Juan Bàs. A chi non è mai capitato almeno una volta nella vita di svegliarsi con la testa pesante, le idee confuse e lo stomaco in sciopero per gli stravizi della serata precendente? Ecco, Juan Bas squaderna una serie di impossibili risvegli che sembrano l'ombra sotto sangria delle fantasie allucinate di Hunter S. Thomson. Il tutto disseminato di tirate antifasciste, quantomai fuoriluogo. Quasi che la tirannia si combatta levando bicchierini di tequila. E poi, nella corsa dissennata e manichea, a dividere il mondo in buoni e cattivi, almeno la sbornia lasciamola super partes