lunedì 15 ottobre 2007

Sul ring con Bruno Visentin (La Spezia, prima parte)


Ci accoglie un odore acre, di sudore sudato per ore in tute di acetato. La palestra sembra semivuota, solo il rumore sordo di un guantone che si schianta contro un sacco appeso al soffitto ogni tanto ci fa trasecolare.
Tre o quattro ragazzi corrono attorno al ring, un signore sulla sessantina incastrato dentro un corpetto ortopedico si fa prendere a pugni da un ragazzino segaligno. Devozione al trasferimento del sapere pugilistico.
E poi di lato, lui. La boa dei settant'anni passata da un pezzo, che corre con passo deciso ma contenuto. L'occhio fisso al grosso orologio appeso al muro di mattoncini rossi. Driiiin. Automaticamente, con la disinvoltura di chi quell'automatismo lo ha fatto per una vita, inizia a prendere a pugni una palla di plastica blu. Pugni compassati, pugni da anziano certo, ma pur sempre i pugni di un campione d'europa.
Visintin, nato alla Spezia nel 1932, è stato un grande campione, il miglior prodotto della boxe spezzina d'ogni tempo. I suoi trionfi in Europa e Australia sono decine e tutti eclatanti; sia come dilettante che professionista raggiunse traguardi lusinghieri che fecero onore allo sport italiano. Stilista, schermidore, fisico eccezionale e dotato di buon pugno, brillantissima fu la sua carriera con un record da stella di prima grandezza. E' stato campione italiano dilettanti pesi piuma 1952 a Parma e dei pesi welter leggeri nel 1952 a Trieste. Inoltre, è diventato campione europeo dilettanti 1951 a Milano, medaglia d'oro ai giochi del Mediterraneo pesi leggeri, medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Helsinki 1952. È stato campione italiano professionisti pesi leggeri 1955-1956, campione italiano professionisti pesi welter 1958-1961, campione italiano welter pesanti 1963-1964, campione europeo professionisti 1964-1966. Venti volte nazionale. Da professionista ha disputato novanta combattimenti di cui settantasette vinti, i due match con Loi hanno fatto epoca nel mondo della boxe e sono ritenuti tra i migliori di tutte le epoche. Conclusa l'attività pugilistica, è diventato per breve tempo manager e direttore sportivo della Virtus.
Ed è proprio alla Virtus che lo troviamo, nel tempio del pugilato spezzino. Ci aggiriamo con una punta di imbarazzo in un luogo che, dal nome in poi, emana romana virilità. E il fatto che Giancarlo Fusco, assiduo frequentatore della palestra, grande amico di pugili e indefesso cazzottatore, fosse fieramente comunista è una piccola lezione di antropologia politica.
Mentre gli chiedo di raccontarmi qualcosa su Giancarlo Fusco, lui continua ad allenarsi. Mulina velocemnete le braccia nell'aria e mena fendenti a destra e a sinistra, come a colpire nemici invisibili. Noi ci muoviamo con imbarazzo in questo ring ipotetico in cui lui ci ha sbattuti, timorosi di essere accidentalmente colpiti da un suo destro.
"Caspita se lo conoscevo Giancarlo. Ci siamo frequentati a lungo, specialmente a Spezia ma soprattutto a Roma. Era un personaggio incredibile. Uomo di cultura, esperto di pugilato, grandissimo bevitore. Eppure non l'ho mai visto ubriaco, era sempre lucido, presente. Non ho mai visto nessuno reggere come lui."
"Il pugile non lo ha mai fatto. Almeno non lo ha fatto a livello professionale. Lui faceva a pugni per la strada".
Poi, scompare per una decina di minuti. Impugna dei colpitori e inizia ad allenare un ragazzino. Gira su sè stesso in mezzo alla palestra, dispensa consigli inframezzato da ricordi e poi, quando l'orologia suona, torna ad allenarsi.
Mi chiama a sè muovendo un guantone. "Una volta eravamo a Roma, stavamo uscendo da un ristorante in centro e Giancarlo ha iniziato a litigare con un uomo che era a cena con noi. La lite degenera presto in una rissa e Giancarlo, prima di iniziare a dar pugni, si toglie la dentiera e la appoggia sul tetto di una macchina. I due fanno per picchiarsi ma a un certo punto si sente il rumore di un motore in partenza. Era partita la machina e Giancarlo aveva perso la dentiera. Alla fine non si sono più picchiati, si sono messi a ridere e mi sembra che siano anche diventati amici. Giancarlo era fatto così, facile all'ira e pronto a stemperarsi immediatamente".
Fusco, fra le mille vite che ha vissuto, in un samsara permanente e costante che difficilmente si incastra in un unica biografia, è stato anche questo.

1 commento:

Liz ha detto...

Thanks for writing this.