martedì 9 ottobre 2007

Massimo Fini, un ragazzo che esplora la vecchiaia


Ha scritto che la ragione aveva torto, ha compilato un puntuale elogio della guerra, ha riabilitato Nerone e Catilina, ha messo in fila, definizione dopo definizione, un dizionario erotico "contro la donna e favore della femmina", e ora, non pago, ha sfornato un libro in cui viviseziona la vecchiaia. Senza essere vecchio. Definendosi tale più per amor della parola (e dello spirito di contraddizione) che per solide certezze anagrafiche.
E' Massimo Fini, l'uomo dei paradossi. Lo incontriamo nella sua casa milanese, a pochi passi dalla stazione. Un suk di pezzi di modernariato. Sul parquet foderato di giornali, si muove con leggiadria, alla faccia della sua ostentata vecchiaia. Si dispone su un divanetto quasi raso terra e inizia a parlare, con un piglio in tensione fra il guru e l'uomo da bar, di vecchiaia, morte, vita, sesso, donne e quant'altro. La sigaretta sembra sempre in procinto di cadere dall'angolo della bocca, un pò come le sue riflessioni che giocano sul crinale della provocazione. Sulla scrivania, in mezzo a un cimitero di pacchetti di Gauloises rosse, la macchina da scrivere. Un'Olivetti 35 che fa da modem preistorico a tutta la sua produzione: articoli, editoriali, libri.
Mentre prepariamo l'attrezzatura video Fini ci racconta del suo ultimo libro, del settimo posto nella classifica di vendita, delle congratulazioni telefoniche di Montezemolo e Confalonieri.
Ragazzo: storia di una vecchiaia (Marsilio), è un viaggio biografico attraverso l'universalità di una vita. Pagina dopo pagina, si srotola un film agrodolce di ricordi: nuotate infinite nel mar ligure in tempesta, bevute epiche, serate infinite trascorse a parlare, bische fumose di una Milano che non aveva ancora scoperto il Texas hold'em, e poi la vecchiaia. "Una sera di molti anni fa ho incontrato un'attrice -racconta Fini- ormai sul viale del tramonto. Le ho chiesto che effetto le faceva pensare alla sua giovinezza di successi e lei, che che era rimasta una grande interprete, emise un ruggito d'orrore. Sono proprio i ricordi più belli, quelli che resistono agli anni, che in vecchiaia diventano dolorosi e insopportabili". Il reportage di Fini sul mondo della vecchiaia si traduce in un lento, inesorabile declino, in perenne contesa con la memoria di una giovinezza formidabile. "Ho smesso di prendere l'autobus per paura che qualcuno mi ceda il posto". Eppure, lo vedi lì, accovacciato sul divano, in maniche di camicia, mentre gli satellitano attorno giovani discepoli, e ti sembra un Timothy Leary che dispensa visioni ugualmente acide ma meno tossiche, perfettamente a suo agio nel ruolo di non giovane fra i giovani.

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