martedì 30 ottobre 2007

A metà fra rete e sciamanesimo: calcolare la propria età biologica e il momento esatto della propria morte




Vi sentite stanchi, affaticati, stressati? Non preoccupatevi, probabilmente siete vecchi. Sì vecchi. L'anagrafe è solo un polveroso abaco cartaceo che registra lo scorrere del tempo effettivo ma non di quello biologico. Ma, anche in questo caso, ci viene in soccorso la rete. Con un pò di pazienza e qualche dato medico recente, si può scoprire la propria età biologica. Basta andare su http://www.realage.com/ registrarsi e compilare il lunghissimo e accuratissimo test. Pressione arteriosa, analisi del sangue, stile di vita, malattie ereditarie, medicine assunte con regolarità e persino la velocità media a cui si va in auto, sono solo alcune delle domende a cui si è sottoposti. Avviso per gli internauti ipocondriaci: io l'ho fatto per la prima volta nel 2005, a 23 anni, e la mia età anagrafica è risultata di 32 anni e sei mesi. Immediatamente ho sentito il respiro farsi tremulo e la mia mano molle e rugosa sul mouse. Non oso pensare quanti anni biologici possa avere maturato negli ultimi due anni ma , per sicurezza, non l'ho mai più fatto.
Se invece puntate dritto al sodo e volete saltare la lunga trafila scientifica di Real Age, vi potete buttare su un'alternativa sciamanica che taglia il problema alla radice.
http://www.deathclock.com/. Basta inserire data di nascita, indice di massa corporea, dire se si è pessimisti o ottimisti, fumatori o non fumatori e parte il conto alla rovescia. Dalla propria morte, ovviamente. Secondo dopo secondo. Io tirerò le cuoia nel 2021. Ma questo, a differenza di real age, non si basa su alcun calcolo scientifico. Spero.


lunedì 29 ottobre 2007

"Siam poi gente delicata". Il fallimento di una guida di Bologna. Per fortuna.




Strampalato. Il libro più strampalato che abbia mai letto. E forse non lo avrei mai letto se di mezzo non ci fosse stata Parma. La grammatica è ampiamente scavalcata, la punteggiatura sembra piovuta, il senso logico va ripescato qua e là, fra un periodo pericolante e un capoverso finito qualche pagina dopo. Eppure, a modo suo, è un piccolo capolavoro.

Innanzitutto perchè Paolo Nori, questo è il nome dell'autore, divulga un concetto a cui io sono particolarmente affezionato. Il sottotitolo di "Siam poi gente delicata" è Bologna Parma 90 km. Il concetto è che ParmaReggioEmiliaModenaBologna, sia un'unica grande città che si srotola lungo la Via Emilia. Ma questo non è un concetto è una realtà che aspetta solo di essere verbalizzata dalla geografia. Ed è proprio a questo punto che nasce l'empatia con lo scrittore. Io, che a Parma ho abitato per cinque anni senza mai smettere di bazzicarla, ho sempre esteso il limes cittadino fino al capoluogo. La via Emilia, creata dal console Emilio Lepido nel 187 avanti Cristo per collegare Placentia ad Ariminum, è una teoria di asfalto che unisce l'Emilia alla Romagna. Attorno alla strada prende vita un racconto di facce senza tempo, case gialle per non scomparire nella nebbia, osterie che puzzano di vino e che fungono da caravanserragli per tutti gli autotrasportatori che preferiscono la strada gratuita a quella a pagamento. Ed è proprio questa umanità che rende unica la via Emilia. Una lingua di cemento che corre disperatamente dritta attravrerso centinaia di chilomentri di campi che sanno di fatica, di italia rurale e anche di merda. La linearità e la discreta velocità a cui si viaggia, l'hanno consacrata una valida alternativa al percorso autostradale. Così, questa strada, sembra un versione umana delle sorelle a scorrimento veloce. Gli autogrill diventano osterie, i panini marmitte piene di brodo animale denso di tortellini, la fretta futurista rallenta in una placidità un pò retrograda e anche se ogni tanto sbuca dalla Padana qualche vecchietto che occupa la carreggiata con un trattore, va bene lo stesso. Una strada educata, che attraversa tutti i centri abitati cambiando nome, di volta in volta, come a vergognarsi di questa intrusione. Ma torniamo al libro. Strampalato, dicevo. Commissionato all'autore come guida della città di Bologna, finisce per non parlarne mai. Un pò perchè Nori è tornato nella sua città natale, Parma, un pò perchè non ne ha voglia, il capoluogo irrompe solo saltuariamente in questo racconto caludicante. Prima di salutarci l'autore ci racconta come "Siam poi gente delicata" sia il fallimento di una guida e forse anche di un libro.

Ma alla fine è meglio così. Dalla cantava che "a Bologna non si perde neanche un bambino" e poi, alla fine, ci si dovesse perdere, ci sono sempre le guide del Touring.


Un frammento di reading di Paolo Nori

lunedì 15 ottobre 2007

Sul ring con Bruno Visentin (La Spezia, prima parte)


Ci accoglie un odore acre, di sudore sudato per ore in tute di acetato. La palestra sembra semivuota, solo il rumore sordo di un guantone che si schianta contro un sacco appeso al soffitto ogni tanto ci fa trasecolare.
Tre o quattro ragazzi corrono attorno al ring, un signore sulla sessantina incastrato dentro un corpetto ortopedico si fa prendere a pugni da un ragazzino segaligno. Devozione al trasferimento del sapere pugilistico.
E poi di lato, lui. La boa dei settant'anni passata da un pezzo, che corre con passo deciso ma contenuto. L'occhio fisso al grosso orologio appeso al muro di mattoncini rossi. Driiiin. Automaticamente, con la disinvoltura di chi quell'automatismo lo ha fatto per una vita, inizia a prendere a pugni una palla di plastica blu. Pugni compassati, pugni da anziano certo, ma pur sempre i pugni di un campione d'europa.
Visintin, nato alla Spezia nel 1932, è stato un grande campione, il miglior prodotto della boxe spezzina d'ogni tempo. I suoi trionfi in Europa e Australia sono decine e tutti eclatanti; sia come dilettante che professionista raggiunse traguardi lusinghieri che fecero onore allo sport italiano. Stilista, schermidore, fisico eccezionale e dotato di buon pugno, brillantissima fu la sua carriera con un record da stella di prima grandezza. E' stato campione italiano dilettanti pesi piuma 1952 a Parma e dei pesi welter leggeri nel 1952 a Trieste. Inoltre, è diventato campione europeo dilettanti 1951 a Milano, medaglia d'oro ai giochi del Mediterraneo pesi leggeri, medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Helsinki 1952. È stato campione italiano professionisti pesi leggeri 1955-1956, campione italiano professionisti pesi welter 1958-1961, campione italiano welter pesanti 1963-1964, campione europeo professionisti 1964-1966. Venti volte nazionale. Da professionista ha disputato novanta combattimenti di cui settantasette vinti, i due match con Loi hanno fatto epoca nel mondo della boxe e sono ritenuti tra i migliori di tutte le epoche. Conclusa l'attività pugilistica, è diventato per breve tempo manager e direttore sportivo della Virtus.
Ed è proprio alla Virtus che lo troviamo, nel tempio del pugilato spezzino. Ci aggiriamo con una punta di imbarazzo in un luogo che, dal nome in poi, emana romana virilità. E il fatto che Giancarlo Fusco, assiduo frequentatore della palestra, grande amico di pugili e indefesso cazzottatore, fosse fieramente comunista è una piccola lezione di antropologia politica.
Mentre gli chiedo di raccontarmi qualcosa su Giancarlo Fusco, lui continua ad allenarsi. Mulina velocemnete le braccia nell'aria e mena fendenti a destra e a sinistra, come a colpire nemici invisibili. Noi ci muoviamo con imbarazzo in questo ring ipotetico in cui lui ci ha sbattuti, timorosi di essere accidentalmente colpiti da un suo destro.
"Caspita se lo conoscevo Giancarlo. Ci siamo frequentati a lungo, specialmente a Spezia ma soprattutto a Roma. Era un personaggio incredibile. Uomo di cultura, esperto di pugilato, grandissimo bevitore. Eppure non l'ho mai visto ubriaco, era sempre lucido, presente. Non ho mai visto nessuno reggere come lui."
"Il pugile non lo ha mai fatto. Almeno non lo ha fatto a livello professionale. Lui faceva a pugni per la strada".
Poi, scompare per una decina di minuti. Impugna dei colpitori e inizia ad allenare un ragazzino. Gira su sè stesso in mezzo alla palestra, dispensa consigli inframezzato da ricordi e poi, quando l'orologia suona, torna ad allenarsi.
Mi chiama a sè muovendo un guantone. "Una volta eravamo a Roma, stavamo uscendo da un ristorante in centro e Giancarlo ha iniziato a litigare con un uomo che era a cena con noi. La lite degenera presto in una rissa e Giancarlo, prima di iniziare a dar pugni, si toglie la dentiera e la appoggia sul tetto di una macchina. I due fanno per picchiarsi ma a un certo punto si sente il rumore di un motore in partenza. Era partita la machina e Giancarlo aveva perso la dentiera. Alla fine non si sono più picchiati, si sono messi a ridere e mi sembra che siano anche diventati amici. Giancarlo era fatto così, facile all'ira e pronto a stemperarsi immediatamente".
Fusco, fra le mille vite che ha vissuto, in un samsara permanente e costante che difficilmente si incastra in un unica biografia, è stato anche questo.

sabato 13 ottobre 2007

Semafori taroccati a Segrate


La sinistra secondo Facci


Giù il colbacco


da Il Giornale, venerdì 12 Ottobre, Filippo Facci


Ora però seriamente: rendetevi conto, abbiate un po’ di rispetto. Erano il Partito Comunista: il più grande Partito Comunista d’Europa. Partito. Comunista. Falce & martello. Unione Sovietica. Poi hanno perso l’Unione Sovietica. Hanno perso falce & martello, che furono svenduti a quelli che erano due perfetti sconosciuti: Bertinotti e Garavini. Hanno perso la parola Comunista. Sono diventati il Partito Democratico della Sinistra. Hanno digerito, e votato, un ex radicale anticlericale, Rutelli. L’hanno visto prosternarsi dal Papa. Hanno digerito Greganti e tutte le balle dei finanziamenti basati sulle salamelle. Hanno perso anche la parola Partito, sono diventati i Democratici di Sinistra. Hanno digerito gente come Marrazzo, hanno votato persino Badaloni. Hanno votato un boiardo democristiano come Prodi. Due volte. Ora perderanno anche la parola Sinistra. Diverranno il Partito Democratico. Con De Mita. Con Follini. Con Valerio Zanone. Hanno discusso di candidare anche Anna Finocchiaro: è rimasta Rosy Bindi. Sono rimasti cinque candidati di cui tre ex democristiani. Il favorito è un signore che ha dichiarato di non essere mai stato comunista. Rendetevi conto, questa è gente che ha sofferto. Che soffre. Un po’ di rispetto.

martedì 9 ottobre 2007

Massimo Fini, un ragazzo che esplora la vecchiaia


Ha scritto che la ragione aveva torto, ha compilato un puntuale elogio della guerra, ha riabilitato Nerone e Catilina, ha messo in fila, definizione dopo definizione, un dizionario erotico "contro la donna e favore della femmina", e ora, non pago, ha sfornato un libro in cui viviseziona la vecchiaia. Senza essere vecchio. Definendosi tale più per amor della parola (e dello spirito di contraddizione) che per solide certezze anagrafiche.
E' Massimo Fini, l'uomo dei paradossi. Lo incontriamo nella sua casa milanese, a pochi passi dalla stazione. Un suk di pezzi di modernariato. Sul parquet foderato di giornali, si muove con leggiadria, alla faccia della sua ostentata vecchiaia. Si dispone su un divanetto quasi raso terra e inizia a parlare, con un piglio in tensione fra il guru e l'uomo da bar, di vecchiaia, morte, vita, sesso, donne e quant'altro. La sigaretta sembra sempre in procinto di cadere dall'angolo della bocca, un pò come le sue riflessioni che giocano sul crinale della provocazione. Sulla scrivania, in mezzo a un cimitero di pacchetti di Gauloises rosse, la macchina da scrivere. Un'Olivetti 35 che fa da modem preistorico a tutta la sua produzione: articoli, editoriali, libri.
Mentre prepariamo l'attrezzatura video Fini ci racconta del suo ultimo libro, del settimo posto nella classifica di vendita, delle congratulazioni telefoniche di Montezemolo e Confalonieri.
Ragazzo: storia di una vecchiaia (Marsilio), è un viaggio biografico attraverso l'universalità di una vita. Pagina dopo pagina, si srotola un film agrodolce di ricordi: nuotate infinite nel mar ligure in tempesta, bevute epiche, serate infinite trascorse a parlare, bische fumose di una Milano che non aveva ancora scoperto il Texas hold'em, e poi la vecchiaia. "Una sera di molti anni fa ho incontrato un'attrice -racconta Fini- ormai sul viale del tramonto. Le ho chiesto che effetto le faceva pensare alla sua giovinezza di successi e lei, che che era rimasta una grande interprete, emise un ruggito d'orrore. Sono proprio i ricordi più belli, quelli che resistono agli anni, che in vecchiaia diventano dolorosi e insopportabili". Il reportage di Fini sul mondo della vecchiaia si traduce in un lento, inesorabile declino, in perenne contesa con la memoria di una giovinezza formidabile. "Ho smesso di prendere l'autobus per paura che qualcuno mi ceda il posto". Eppure, lo vedi lì, accovacciato sul divano, in maniche di camicia, mentre gli satellitano attorno giovani discepoli, e ti sembra un Timothy Leary che dispensa visioni ugualmente acide ma meno tossiche, perfettamente a suo agio nel ruolo di non giovane fra i giovani.

Inghilterra e sigarette



Filippo Facci, Il Giornale, Giovedì 4 Ottobre
Non diciamo niente. Abbiamo già scritto che in Inghilterra hanno vietato di fumare nella propria auto, diversamente da alcune città statunitensi dove si può fumare solo nella propria auto. Abbiamo appreso che a Hollywood vogliono vietare ai minori tutti i film dove si vedono attori che fumano, come per i porno. In Canada e negli Stati Uniti ci sono chiese dove hanno proibito l’incenso perché equiparato al fumo passivo. La Commissione europea ha dato il benestare alla possibilità di non assumere un fumatore in quanto semplicemente fumatore. Le autorità britanniche metteranno i fumatori e gli obesi agli ultimi posti delle liste sanitarie. Un terzo dei datori di lavoro americani chiede esami del sangue e delle urine ai neo assunti per cercare tracce di nicotina. C’è una nazione asiatica, il Buthan, dove è completamente vietato fumare. Ieri, infine, sul quotidiano Usa Today, abbiamo letto che nelle due città californiane di Belmont e di Calabasas stanno seriamente valutando di vietare il fumo in tutti gli appartamenti: perché può infastidire i vicini, forse traspirare dai muri, filtrare da quelle finestre che magari danno sulle highway a otto corsie. Ma non diciamo niente. Non insistiamo. Non vorremmo che poi i lettori ci prendessero per fanatici.

lunedì 8 ottobre 2007

Quando il sapone diventa virale



Un altro esempio di pubblicità virale della Dove. Il nuovo volto umano del marketing, Oliviero Toscani insegna...

Qualche riflessione sul futuro dei media: "Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella che danzi"



Dio è morto. Man is god. L'uomo è Dio. Partiamo da questo video, inquietante come un virus, che apre scenari sul futuro dei media. Per chi non ha avuto la pazienza di vederlo tutto, anticipo la firma finale: Casaleggio associati, il deus ex macchina del fenomeno Grillo... Da questo punto di vista, diventano tutte più inquietanti le tecnoprofezie che si allungano sul futuro dei media. Un avatar vocale pronostica con voce atona l'eclissi dell'universo tradizionale dei media, per come li abbiamo conosciuti fino ad oggi, almeno. E poi una sfilza ansiogena di scenari futuri. Che qualcosa bollisse in pentola lo avevamo capito. Giornali on line, blog, videogiornalismo, miniaturizzazione delle tecnologie, citizen journalism. Ce n'è abbastanza per scardinare il vecchio mondo della carta stampata e quello attempato della televisione tradizionale. Bisogna mettere da parte l'affetto per il cronista che con le dita ingiallite dal fumo batte sulla macchina da scrivere ed entrare nella modernità, anche quella liquida e vagamente confusionaria, della rete...